1 MARZO 1111 Muore Boemondo I di Taranto, Principe
d’Antiochia. Viene tumulato a Canosa di Puglia. Era figlio primogenito di
Roberto il Guiscardo e della prima moglie Albelarda. Avendo solo due anni
l’erede legittimo, il figlio Boemondo II, l’eredità del principato di Antiochia
passa al cugino Tancredi.
2 MARZO 1833 Muore a San Demetrio Corone,
Domenico Bellusci, presidente a vita del Collegio di S. Adriano. Era nato il 15
agosto del 1774 a Frascineto da Costantino e Anna Ferrari. Fu nominato
Presidente e Vescovo greco nel Collegio Corsini quando era ancora ubicato a San
Benedetto Ullano e che, per suo interessamento, venne trasferito nel 1794 a San
Demetrio. Coinvolto nei disordini scoppiati a Napoli che portarono alla
proclamazione della repubblica partenopea, venne condannato a 15 mesi di carcere
duro. Legato a Pasquale Baffa e Angelo Masci, partecipò con essi alle società
segrete risorgimentali. Fu il grande maestro di De Rada e di Dorsa.
3 MARZO 1842 Muore a Spezzano Albanese
l’arciprete don Vincenzo Maria Cucci. Nel registrarne la morte, il coadiutore
don Ferdinando Guaglianone senior che supplì come economo curato, non ebbe per
lui una parola di compianto.
4 MARZO 1816 Nasce ad Altomonte Maria La
Pietra, devota di San Francesco di Paola, morta a Spezzano Albanese il 19 marzo
1896 in casa dell’avvocato Giovanni Antonio Rinaldi, in odore di santità. E’
attualmente sepolta nel cimitero di Spezzano presso la cappella della famiglia
Rinaldi.
5 MARZO 1662 Morto l’arciprete don Martio
Ribecco il 20 febbraio 1662, l’arcivescovo di Rossano, Mons. Giacomo Carafa,
nomina quale successore don Nicola Basta, figlio di don Carlo. Il nuovo
arciprete, nel dicembre 1639 risulta sposato con donna Domenica Brunetto e
nell’ottobre 1643 con donna Giovanna Lanza, figlia dell’arciprete don Pietro
Antonio Lanza, mentre risulta consacrato sacerdote solo nel 1645. La cosa è
strana considerata la consuetudine della legislazione canonica della chiesa
d’Oriente che non dà ordinazioni sacerdotali a chi si risposa. Don Nicola Ebbe 7
figli. Per quanto culturalmente povero, egli era sacerdote pio e zelante, di
carattere autorevole e quindi non incline ad atteggiamenti servili verso il
feudatario di turno. Questo lo rendeva inviso al Principe di Tarsia e Terranova,
Vincenzo Spinelli che, anche per questo, propugnava il cambio del rito,
facendone una questione di prestigio personale.
6 MARZO 1844 Nasce a San Cosmo Albanese,
Giuseppe Serembe, discepolo di De Rada. Vittima di una malattia psicofisica che
gli turbò l’equilibrio interiore rendendolo insicuro, isolato e solitario, il
suo genere lirico è considerato la più elevata espressione di tutta la
letteratura albanese. Di ritorno dal Brasile, ove si era recato per visitare la
tomba dell’amata, senza più una lira, torna a piedi da Marsiglia, perdendo nel
tragitto tutti i manoscritti delle opere composte negli ultimi anni. Scrisse
“Vjershe”. Muore nel 1901 a San Paolo del Brasile.
7 MARZO 1266 Carlo d’Angiò, incoronato Re di
Napoli, fa il suo ingresso trionfale nella capitale partenopea accompagnato
dalla moglie Beatrice. L’angioino, sceso al Sud il 26 febbraio al comando di un
esercito raccogliticcio di 30.000 uomini messo su dal Papa, si era scontrato a
Benevento con Manfredi, il figlio di Federico II, che trova la morte sul campo
di battaglia. Il suo corpo ritrovato dopo tre giorni e sepolto in una fossa
comune nei pressi del ponte Valentino sul fiume Calore, viene dopo alcuni giorni
riesumato su ordine dello stesso Carlo d’Angiò e nuovamente seppellito al di la
del fiume Garigliano. Questo perché lo scomunicato Manfredi non poteva riposare
in pace su un territorio di proprietà della Chiesa. A compiere quest’ultima
violenza era stato incaricato Tommaso Aqui, arcivescovo di Cosenza e acerrimo
nemico di Manfredi. Sua moglie Elena d’Epiro languì per cinque anni nel castello
di Nocera ove morì e fu sepolta nel 1271. Dei 5 figli, la primogenita Beatrice
(5 anni), liberata dopo 18 anni di prigione, andò in sposa nel 1284 al marchese
Manfredi di Saluzzo. I tre figli maschi, Enrico (4 anni) Federico (3 anni) e
Azzolino (2 anni), languirono nelle varie prigioni del Regno fintanto che
morirono. Federico e Azzolino finirono i loro giorni intorno al 1300, mentre
Enrico si spense il 31 ottobre del 1318 dopo 52 anni di segregazione. Napoli in
quel periodo contava circa 60.000 abitanti.
8 MARZO 1945 Il regio provveditore agli studi
di Cosenza Umberto Sorace-Maresca, con provvedimento n° 2466/C3 istituiva a
Spezzano Albanese due sezioni staccate del Regio Ginnasio Inferiore e Superiore
di Castrovillari, provvisoriamente ubicate nel Palazzo Russo (Via 7 F.lli Cervi,
n° 7) assieme alle elementari. Il Commissario Straordinario Giovanni Rinaldi,
dava assicurazioni al Provveditore dell’inizio delle lezioni avvenuto in data 12
marzo 1945. La sede fu presto spostata nel Villino Ribecco (Via P. Nenni n° 2) e
l’anno scolastico seguente nel villino di Costantino Chiurco (C/da Serralto).
Con l’a. s. 47/48 la scuola si spostò nel villino di Vittorio Fortunato nel
comune di S. Lorenzo del Vallo (Via San Domenico). Dall’ottobre 1953 ritornò nel
villino del dott. Ribecco, ove rimase fino alla costruzione dell’attuale
edificio scolastico (Via Vignale). Essa fu diretta nell’anno di apertura da
Alessandro Serra come vicepreside. Nei cinque anni scolastici successivi da
Gaetano Capparelli (Incaricato). Nel 50/51 da Gaetano Tricoci. Nel 51/52
nuovamente da Serra. Nel 52/53 prima da Raffaele De Rose di Aprigliano e, in
corso di anno, in via definitiva da Serra per un lungo periodo.
9 MARZO 1796 Napoleone sposa Joséphine Tascher
de la Pagerie, vedova del generale Alexandre Beauharnais accusato di tradimento
dopo una sconfitta contro gli austro-prussiani e ghigliottinato il 23 luglio
1794. Giuseppina era stata l’amante di Barras, aveva due figli, Ortensia ed
Eugenio, era più vecchia di Napoleone di cinque anni e dominava i salotti di
Parigi.
10 MARZO 1494 Il potente feudatario Antonello
Falconieri di Terra Nova, ottiene da Alfonso II d’Aragona la conferma dei beni
ricevuti da Bernardino Sanseverino e gia riconosciuti da Re Ferdinando il
20/02/1488. Fra i beni figura «…l’Ufficio di Mastro del Mercato di S. Antonio de
Stridula».
11 MARZO 1810 Iniziano i lavori di costruzione
della Strada Consolare delle Calabrie, (ex S.S. 19), che ricalca la Via Popilia
dei Romani. Angelo Mortati, già capitano dell’esercito napoleonico, convince il
direttore dei lavori, il duca di Taranto, maresciallo Mac Donald a deviarne il
tracciato nel tratto spezzanese, facendo passare l’arteria per il centro
abitato.
12 MARZO 1054 Viene liberato Leone XI. Era
stato fatto prigioniero dai Normanni capeggiati da Roberto il Guiscardo che
nella battaglia di Civitate (sul Fortore) del 18 giugno dell’anno prima,
stroncarono le velleità pontificie di scacciare i Normanni dal Sud. I Normanni
dopo questa prova di forza, recitano una vera e propria pantomima, prestando
atto di sottomissione al pontefice prigioniero che viene liberato previa revoca
della scomunica e la concessione ai capi normanni dell’investitura sulle terre
conquistate e su quelle che avrebbero conquistato in futuro. Il Pontefice,
ammalato e deluso morirà in Laterano il 19 aprile del 1054.
13 MARZO 1806 Il generale Reyner giunge a S.
Lorenzo diretto ad occupare la collina di S. Salvatore. Nei confronti dei
sanlorenzani, rei di essere sanfedisti, si scatena la ferocia dei soldati
francesi.
14 MARZO 1494 Il nuovo Re Alfonso II d’Aragona
scorpora dal patrimonio di casa Sanseverino le terre di San Lorenzo (Cursum
Sancti Laurentii de Tarsia), Saetta (Sagitta de Terranova) e Volta di Carlo
Curto (posta in San Mauro di Corigliano), date alla Mensa Arcivescovile di
Cosenza in cambio di San Lucido.
15 MARZO 1844 Tentativo insurrezionale a
Cosenza, ad opera in massima parte di italo-albanesi di Cerzeto e S. Benedetto
Ullano, deciso al termine di una riunione in casa di Paolo Scura. Già prima
dell’arrivo a Cosenza rimasero in una cinquantina, principalmente albanesi. Fra
questi persero la vita Michele Musacchio e Giuseppe De Filippis di San Benedetto
Ullano, mentre la gendarmeria borbonica perse il suo comandante, il capitano
Vincenzo Galluppi, figlio del noto filosofo Pasquale. A colpirlo fu il tale
Francesco Tavolaro, cognato di Agesilao Milano, all’epoca studente presso il
collegio di San Demetrio.
16 MARZO 1865 Prima seduta post unitaria del
consiglio comunale a Spezzano Albanese. Argomento in discussione, la proposta
del Regio Ispettore Provinciale degli Studi Primari per l’istituzione nel comune
di una Scuola Magistrale femminile. Il Consiglio esprime parere favorevole, ma
non potendo garantire il pagamento del fitto dei locali e degli insegnanti
propone la suddivisione delle spese fra tutti i comuni del circondario di
Castrovillari e Rossano che erano potenzialmente interessati all’istituzione
della scuola. La scuola venne istituita e inaugurata il 14 marzo del 1866 con
discorso ufficiale tenuto da Gennaro de Cristofaro.
17 MARZO 1861 Il Parlamento di Torino vota
un’apposita legge con la quale Vittorio Emanuele assume il titolo di Re
d’Italia, continuando a numerarsi II, anziché I d’Italia, come gli era stato
chiesto. L’intento del re era quello di sottolineare la prosecuzione ideale
della monarchia sabauda ed il carattere annessionistico-monarchico, invece che
popolare-rivoluzionario dell’avvenuta unificazione. Morirà il 9 gennaio del
1878.
18 MARZO 1521 Leone X emette un Breve, col
quale intima ai prelati latini di non molestare le popolazioni albanesi,
adducendo come pretesto la diversità del rito. Disposizioni analoghe furono poi
rinnovate da Paolo III nel 1534 (“libertà di mantenere le loro consuetudini
circa […] la forma del battesimo, il matrimonio dei preti e l’uso di portare la
barba”).
19 MARZO 1952 La chiesa del Carmine di
Spezzano Albanese viene elevata a Parrocchia, all’insaputa dell’Arciprete Gullo,
titolare dell’unica parrocchia di San Pietro e Paolo, che per protesta dà le sue
dimissioni.
20 MARZO 1806 L’armata francese al comando dei
generali Massena e Reynier che aveva invaso lo Stato Napoletano l’8 febbraio,
occupata Napoli il 14 febbraio, arriva pressoché indisturbata a Reggio Calabria.
21 MARZO 1919 Muore a Napoli Giovanni
Domanico, una figura complessa, nota e discussa del Movimento
Anarchico-Socialista prima e della Massoneria poi. Era nato a Rogliano il 18
agosto del 1855 da Domenico e Caterina Cardamone. Studente a Napoli, è discepolo
di Giovanni Bovio e di Francesco De Sanctis. Arrestato nel 1870 durante una
dimostrazione studentesca anticlericale, conosce Errico Malatesta. Due anni dopo
fonda a Rogliano una sezione dell’Internazionale. Tornato in Calabria nel 1878,
pubblica “Il Socialista”, primo periodico anarchico della Calabria sequestrato
all’uscita del secondo numero. Inutilmente difeso dall’avvocato Francesco
Saverio Merlino, ripara a Lugano a causa della condanna subita per aver fondato
una sezione dell’Internazionale a Rocca Imperiale. Sempre nel 1878 sposa a
Perugia Giuseppina Maravalli, sorella dell’anarchico Ruggero. Nel 1885 fonda a
Cosenza la “Rivista calabrese”. Tornato a Perugia nel 1891 dopo aver soggiornato
in Argentina, fonda il settimanale “L’Umbria”. Dopo altre burrascose vicende
politiche ed editoriali, nel 1894 pubblica a Cosenza “Humanitas” e l’anno
seguente il giornale socialista “L’Asino”. Nel 1896 partecipa a Firenze al IV
Congresso del Psi. Nel 1897 è candidato socialista nel collegio di Rogliano. Nel
1899 collabora alla “Rivista critica del socialismo”, distaccandosi dal partito
dal quale viene espulso con l’accusa, rivelatasi fondata, di essere un
informatore del governo. Si lega intanto sempre più alla Massoneria. Infatti,
nel 1914 lo troviamo a Napoli a dirigere la rivista “Il mondo massonico”.
Interventista, il 26 luglio 1915 tiene a Cosenza una conferenza su “Pericolo
pangermanista e doveri italiani”. Il 16 aprile 1918 prende parte al Convegno
antitedesco al Teatro Argentina a Roma, ritornando quindi a Napoli, ove muore
l’anno seguente.
22 MARZO 1806 I Generali Reynier e Werdier,
accampati con le truppe presso il mulino di S. Antonio, nelle adiacenze dell’ex
Scalo Fs di Spezzano Albanese, ricevono la deputazione richiesta al sindaco
Nicola Mortati, composta da Pietro Antonio Staffa, Don Angelo Cucci e dall’esule
del ’99, Angelo Mortati.
23 MARZO 1806 Sono di passaggio da Spezzano
Albanese le truppe francesi. Nei giorni 23 e 24, 12 mila fanti, 4 mila cavalieri
e una divisione svizzera vengono alloggiati ovunque, ivi comprese le chiese, che
vengono devastate. L’arciprete Cucci trasferisce in casa propria per otto giorni
il Santissimo della Chiesa Matrice, gli Oli Sacri ed ogni sacramentale e scrive:
«Oh tempora ! Oh mores ! Domos vero depopulaverunt…». Il tricolore sventola
dalla Chiesa Madre.
24 MARZO 1849 Sale sul trono di Sardegna
Vittorio Emanuele II. Il padre Carlo Alberto di Savoia abdica in suo favore dopo
la sconfitta di Novara (21/23 marzo 1849) ad opera degli austriaci nella I
guerra di indipendenza e si ritira in esilio ad Oporto (Portogallo), dove morirà
il 28 agosto affranto dal dolore.
25 MARZO 1226 (forse) Nasce Carlo I d’Angiò,
figlio del re di Francia Luigi VIII e di Bianca di Castiglia. Dal padre
ricevette in appannaggio la Contea d’Angiò che diede il nome alla dinastia degli
Angioini, di cui Carlo fu il fondatore. Il regno di Francia, invece, andò al
fratello Luigi IX. Nel 1246 sposò Beatrice, figlia di Raimondo Berengario V di
Provenza. Partecipò alla VI Crociata (1248-1254). Con l’aiuto del papato
organizzò una spedizione militare per la conquista del regno di Sicilia, di cui
ottenne preliminarmente da papa Clemente IV la solenne investitura nel 1265.
26 MARZO 1462 Luca Sanseverino ottiene il
regio placet all’acquisto di Bisignano e Acri per venti mila ducati. Il feudo
era stato devoluto al Regio Fisco per “delitto di fellonia” della famiglia
Ruffo. Sulla città di Bisignano ebbe per se e i suoi successori il sospirato
titolo di Principe e poteri giurisdizionali “Cum Mero et Misto Imperio”.
Otteneva cioè, da Re Ferrante, la delega completa per amministrare la giustizia
nei suoi domini. Questo, di fatto, tagliava i legami fra il re ed i suoi sudditi
che nelle cause civili e criminali venivano giudicati direttamente dal Principe
che si tramuta in un piccolo monarca. Per fare ciò i Sanseverino si servirono di
una complessa struttura burocratica al cui vertice erano l’Erario (preposto
all’economia del feudo), il Governatore (rappresentante del potere militare e
garante della legalità nell’amministrazione pubblica), il Tesoriere e il
Giudice, il Mastrogiurato (ufficiale di polizia urbana), il Mastrodatti
(istruiva i processi penali per poi trasmetterli al Giudice), il Baglivo
(esattore delle gabelle), il Capitano (comandante militare del feudo), il
Portolano (sovrintendete all’equa distribuzione delle acque e sull’utilizzo dei
luoghi pubblici) e il Catapano (aveva giurisdizione sui venditori che operavano
all’interno del feudo). Gli abitanti del feudo dovevano sottostare ad una serie
infinita di “Jus” sui quali il Principe aveva il monopolio esclusivo, quali i
pascoli, le acque, i frantoi (trappeti), i forni, le cantine, i mulini e
fiscalità varie, fra cui la tassa sul sale e sui fuochi che si accendevano nella
notte di Natale. Nonostante l’eccessivo fiscalismo, il principato di Bisignano
raggiunse invidiabili traguardi di floridezza economica e da primato in ogni
aspetto della vita sociale, culturale ed artistica, divenendo una potenza
politica temuta dalla stessa corte napoletana. Il principe Luca e la moglie
Guzzolina Ruffo, frequentavano i principali castelli del loro vasto feudo:
Tarsia, Bisignano, Morano, Altomonte, San Marco e Terranova, ove, alfine, il 14
gennaio del 1471, riunì tutta la sua progenie per fare testamento.
27 MARZO 1848 Il Decurionato di Spezzano
Albanese decide la costruzione di una sede comunale propria che venne ubicata
sulla nuova Via Nazionale, (“mbë udhë e re”) su progetto dell’architetto
Francesco Converti di Castrovillari. Fino ad allora il comune aveva la propria
sede nell’abitazione privata della famiglia Fera sita in fondo a Via Roma,
all’estremità orientale del paese. Questo in quanto un Fera era segretario
comunale.
28 MARZO 1693 Giovanni Battista Cucci, come ex
voto per lo scampato pericolo dalle numerose scosse telluriche verificatesi nel
periodo e che non fecero ne vittime ne danni in paese, costruisce una
cappelletta (“Qisharelja”) dedicandola alla madonna del Carmine e dotandola di
vari beni con atto del notaio Cinisola della vicina Terranova.
29 MARZO 1595 Il funzionario napoletano
Antonio De Amato inviato per dirimere la questione territoriale fra il Vescovo
di Cosenza ed il Principe di Bisignano, originatasi un secolo prima (14 marzo
1494), riconobbe che Spezzano rientrava nel comprensorio di “Sagetta”,
territorio della Chiesa. In questo si servì anche della testimonianza di
«…Calesio Cuccio albanese abitante in detto casale di Spizzano…». Il Cuccio
testimonia il fallito tentativo del governatore del Principe, Orazio Tuttavilla,
di trasferire con la forza gli albanesi entro i confini del feudo di Terranova e
come «…persona eletta dall’albanesi…» dichiara di aver supplicato il Principe
affinché non li spostasse con la forza entro i suoi confini territoriali. Il
Principe risponde che non li avrebbe fatti spostare, ma avrebbe volentieri
ceduto alla Chiesa altri territori in cambio della giurisdizione sul casale di
Spizzano. Una seconda perizia conclusasi il 25 giugno 1598 da parte di Pompeo
Mayorica, consegue gli stessi risultati. Ma la vertenza rimase ancora insoluta e
sarà ereditata dai principi Spinelli che nel 1616 si sostituiranno ai
Sanseverino nel feudo di Terranova.
30 MARZO 1939 E’ di passaggio allo scalo,
Benito Mussolini. Alle ore 15 la littorina proveniente da Taranto e diretta a
Reggio Calabria rallenta appena. Quanto basta perché il Duce possa rispondere
dal finestrino col saluto romano alla folla di balilla, avanguardisti, piccole e
giovani italiane, camice nere, carabinieri, autorità e popolo proveniente anche
dal Castrovillari, che con tutti i mezzi aveva raggiunto la stazione.
31 MARZO 1065 Alla presenza dei donatori,
Roberto il Guiscardo e sua moglie Sikelgaita, Arnolfo arcivescovo di Cosenza,
Oddone vescovo di Rapolla (Pz) e Lorenzo vescovo di Malvito, consacrano
l’«Abbazia della Matina» (Matina: dal prelatino “Mata”, cioè “bosco”), costruita
fra il 1059 e il 1061. Primo abate fu Abelardo monaco benedettino di Cluny.
Dall’anno della fondazione fino al 1221 vi dimorano i Benedettini. Il 29/10/1221
subentrano i Cistercensi, provenienti dall’Abbazia della Sambucina di Luzzi.
Fino al ‘600 gli edifici claustrali sono ancora intatti. In seguito, dopo
l’eversione della feudalità (1806) diventa proprietà della famiglia Valentoni,
che la converte in fattoria agricola. Per un breve periodo nel 1093, prima che
riuscisse ad insediarsi in Laterano (1094), vi dimorò Papa Urbano II (al secolo
Eudes de Lagery, francese).