Raffaele Fera, insegnante in quiescenza, è nato a Spezzano Albanese il 17/06/1945. Conseguita l' abilitazione magistrale a Crotone, ha sempre avuto interessi molteplici impegnando il suo tempo libero nella politica, (consigliere comunale in due legislature e segretario di partito); nel sociale, ( commissario straordinario del Patronato Scolastico e componente del Cda, del Collegio sindacale e del Collegio dei probiviri della locale Cassa Rurale ed Artigiana ) e in varie organizzazioni culturali no-profit, quali Club Unesco - Unla - Bashkim.
Ha ricoperto incarichi elettivi nei settori più diversi. In campo scolastico a livello locale e distrettuale e a livello provinciale nel settore sindacale.
Attualmente è membro del consiglio provinciale dell' Avis di Cosenza con delega al settore scolastico.
Su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione, nel 1985, è stato insignito dal Presidente Pertini del "Diploma di benemerenza di II classe con facoltà di fregiarsi di medaglia d' argento".
Cultore dell' albanesità, si dedica alla riscoperta e alla valorizzazione delle radici arbëreshe, anche nella sua qualità di corrispondente del quotidiano "La Provincia Cosentina" e di corrispondente responsabile, nell' ambito della Vicaria di Terranova da Sibari, che comprende i quattro comuni del comprensorio, ( Spezzano Albanese, San Lorenzo del Vallo, Tarsia e Terranova da Sibari ), del mensile della Diocesi di Rossano-Cariati, "Camminare Insieme".
In qualità di giornalista non professionista ha partecipato alle due passate edizioni del "Premio Lidhja" indette dal Centro ricerche socio culturali "G. Castriota" di Frascineto, conseguendo, sempre ex aequo, il terzo posto nel 2002 ed il primo posto nel 2003.
QUADERNI dell'ARBERIA 2
di Raffaele Fera
Spezzano Albanese
nel contesto storico meridionale
Fatti e persone in successione cronologica
Parte I - 1042-1572
Uno sguardo ai cinque secoli antecedenti la concessione dei"Capitoli"
Si chiamano Aberia - come l' arcipelago delle circa cinquanta comunità di origine albanese presenti in sette regioni dell' Italia Centro-meridionale - i Quaderni dell' intraprendente editore Gianni Macrì.
I Quaderni nascono in un momento storico importante per la minoranza arbëreshe, con l' approvazione delle leggi di tutela nazionale e regionale.
E', oggi, necessario più che mai, non disperdere energie e coagularle nel comune intento di "conservare e valorizzare" il proprio ricco patrimonio culturale.
Arberia, dunque, come superamento della municipalità, per una visione globale ma non globalizzata.
Arberia come strumento agile, ma scientifico, di divulgazione delle nostre "cose" alle nuove generazioni perchè rafforzino la propria identità culturale e lo "spirito di appartenenza".
Arberia per varcare i confini di origine e farsi conoscere fuori delle mura.
Arberia come convincimento che la Cultura è una risorsa e che, quindi, deve essere utilizzata per miglioramento socio-economico delle popolazioni.
Arberia come momento di confronto con le altre minoranze.
Arberia per valorizzare le competenze culturali del territorio, che diventano valore aggiunto e uniscono calore e passione alla scientificità.
E' con questi intenti che nasce questa collana attorno a cui ruota un gruppo redazionale di cultori che, da anni, operano nell' albanesità. Un gruppo che, nella stessa linea dell' Editore, è aperta a contributi di altri studiosi.
Molto è stato scritto sugli arbëreshë, ma molto ancora c'è da scrivere.
I Quaderni dell' Arberia ne sono l' opportunità.
Con molta modestia, l' autore Raffaele Fera, nella "premessa esplicativa" alla sua opera, afferma che il suo "lavoro non ha alcuna pretesa di originalità in quanto ricerca storica", poichè trattasi "di un semplice assemblaggio cronologico".
Leggendo le sue pagine, ho potuto rilevare che la sua modestia è eccessiva: l' opera ha una sua originalità ed un non trascurabile valore come ricerca storica, condotta con serietà, intelligenza, impegno e passione per lo studio delle vicende attraverso le quali ha avuto origine la comunità sociale e culturale a cui egli appartiene.
Conoscere storicamente la propria terra rappresenta sempre una nota di merito, perchè significa acquisire consapevolezza critica delle proprie origini, cioè delle cause che hanno dato vita al contesto sociale e culturale attraverso il quale noi ci esprimiamo. Se biologicamente siamo figli di due genitori, culturalmente siamo figli della storia della comunità a cui apparteniamo. Conoscere questa storia significa consoscere se stessi, saper dire chi siamo e cosa vogliamo.
La storia, afferma Marc Bloch, ha una duplice funzione: "Farci comprendere il presente mediante il passato, e comprendere il passato mediante il presente". Più avanti, volendo definire il mestiere dello storico", egli aggiunge che alle fonti narrative occorre affiancare tutte le testimonianze utili; non solo raccogliere le fonti, ma anche sapientemente interrogarle, onde trarre tutte le informazioni che sono capaci di darci, anche "loro malgrado". Le tracce dell' attività degli uomini vanno raccolte, selezionate, disposte in ordine cronologico, organizzate in serie.
E' ciò che, con pazienza, perseveranza ed acume critico, ha fatto Raffaele Fera, raccogliendo e sistemando cronologicamente le molteplici notizie, tracce, documentazioni, che si riferiscono alle vicende umane dei tanti popoli che per lunghi secoli ( dal 1042 al 1572, nella prima parte; e dal 1572 al 1983, nella seconda ) hanno vissuto ed operato nella terra calabra intorno all' odierna Spezzano Albanese, ed, in generale, in tutta la provincia cosentina o Calabria Citeriore.
Lo scopo dell' autore è studiare i fatti da cui ha avuto origine il proprio villaggio nel suo affacciarsi "alla storia" e nel suo integrarsi "nella nuova Patria". Storia locale, dunque, ma non storia minore, perchè le vicende presentate non sono altro che momenti e brandelli dei grandi eventi storici che hanno interessato i popoli del Meridione d' Italia, attraverso i secoli.
La Storia locale è quella che ci attira di più perchè in essa, in primo piano, siamo noi e la terra dove viviamo; le vicende che vi accadono ci coinvolgono direttamente e toccano i nostri sentimenti.
"La Storia locale è storia totale di una comunità che si è insediata e vive in un territorio; essa rappresenta l' oggetto più interessante agli occhi dei discenti", afferma Tobia Cornacchioli ( Lineamenti di didattica della storia -- L. Pellegrini Editore ). E' la storia, quindi, con maggior valore didattico ed educativo, dalla quale la scuola dovrebbe partire.
La presentazione degli eventi in ordine cronologico, che il nostro autore ha privilegiato, indicando anche il giorno della settimana ove è stato possibile riscontrarlo, non è un semplice "assemblaggio", poichè dà un particolare colorito agli avvenimenti e consente accostamenti di fatti di natura diversa, distanti nello spazio, ma accomunati dalla contemporaneità.
La cronologia e la gegrafia sono gli occhi della storia. Una narrazione di eventi storici priva di indicazioni cronologiche e di riferimenti geografici diventa astratta e romanzesca, perdendo i connotati che devono caratterizzare i fatti realmente accaduti, che s' inverano nell' essere tali: "Verum ipsum factum" - afferma Gianbattista Vico.
La ricerca di Raffaele Fera, ha, inoltre, un particolare pregio nella richezza di contenuti che presenta, nella chiarezza dell' esposizione e nelle considerazioni, sempre confortate dal riscontro con le fonti. E' pregevole ancora per l' ampiezza temporale che abbraccia, nonchè per l' orizzonte territoriale, ricco di tracce e di fonti (spesso testimonianze mute) non ancora adeguatamente studiate e valutate dagli storici.
Egli presenta le vicende legate alle trasmigrazioni delle popolazioni Arbëreshe nelle contrade calabresi. Evento, questo, quanto mai complesso per gli incotri tumultuosi tra i vari popoli e le varie culture; e per la molteplicità dei personaggi coinvolti, tra i quali spicca su tutti la figura leggendaria del singore di Kruja, Giorgio Castriota Skanderberg, la cui vita è una pagina di storia tra le più affascinanti.
raffaele Fera ha aperto una strada in una contrada storica di particolare interesse culturale, in cui si intrecciano vicissitudini dalle quali ha preso il via la civiltà dell' Europa moderna. E' una breccia che egli potrà ripercorrere con la perseveranza e la diligenza che lo contraddistinguono. Il suo lavoro, inoltre, potrà offrire ad altri lo stimolo a seguirlo alla ricerca di preziosi arricchimenti. Per tutto ciò, dobbiamo essergli grati, come Arbëreshë e come calabresi. [Tratto dalla Prefazione del libro]
"Cinque secoli, quelli raccontati da Raffaele Fera con la felice sintesi del cronista e con la passione dell' appartenenza, di cui sono riportati alcuni cardini della Storia ( Scisma d' Oriente, Fine dell' Impero Bizantino, Concordato di Worms, Vesrpi siciliani, Cattività avignonese, scoperta dell' America...), ma anche tantissimi avvenimenti della micro-storia, ai quali è giusto dare adeguata dignità, che presentano i tasselli del nostro mosaico identitario.
Un prezioso lavoro, dunque, questo di Fera, che ci offre una miriade di dati su Spezzano Albanese, sulle altre comunità albanofone, rapportato con le fondamentali coordinate del Passato, senza imprigionarli in giudizi personali o in gabbie ideologiche. Particolarità significativa in una società troppo contrassegnata dall' opinionismo".
Un lavoro certosino che si avvale di una messe di fonti, controllate e rafforzate. Il continuo collegamento con gli avvenimenti del territorio e, più in generale, del mezzogiorno d' Italia, danno poi più "luce" ai fatti di Spezzano, facendone emergere contestualmente tratti comuni e peculiarità.
Cinque secoli di storia che prendono avvio dalla rivitalizzazione del Sud bizantino, ad opera dei Normanni, attraverso anche la creazione di prestigiosi centri religiosi come la Certosa di Serra San Bruno e l' Abbazia di San Giovanni in Fiore fondati rispettivamente da San Brunone di Colonia e dall' abate San Gioacchino. Senza dubbio un fiorente periodo economico per la Calabria, determinato dall' allentamento della precedente pressione fiscale bizantina e dalla nascita di una serie di iniziative come le fiere interregionali che favorirono l' arrivo di commercianti forestieri.
Con l' avvento degli angioini e con la fine dell' età sveva, la Calabria tornò ad un periodo di decadenza sia economica che sociale. Il XIV secolo fu caratterizzato dalle forti contrapposizioni dinastiche che rafforzarono le grandi componenti feudali di cui i Sanseverino erano, nel territorio oggetto della presente ricerca, gli indiscussi rappresentanti. Ancora più acuiti i contrasti nel XV secolo che determinarono, tra l' altro, sommosse di contadini e insurrezioni di feudatari contro il re ( famosa quella di Antonio Centelles ). E in questo secolo iniziano le migrazioni in Calabria degli Albanesi che , come riporta l' Autore, "forniscono i loro servizi militari ad angioini ed aragonesi in lotta fra loro".
Con il dominio spagnolo, in una situazione di forte collasso politico, finirono le lotte tra i feudatari, ma s' inasprì il sistema fiscale, si moltiplicarono gli abusi di ogni genere con un esasperato ritorno al feudalesimo e la Calabria subì un enorme impoverimento ed un elevato calo demografico. Ed è in questo degradato periodo che si consuma, nel 1561 a Guardia Piemontese, la strage degli esuli valdesi per ordine del Cardinale Ghislieri.
...Le Fonti cui si è attinto sono state molteplici e spesso difficilmente riportabili perchè alle volte è stata utilizzata anche una sola data o una qualsiasi altra piccola informazione che è poi diventata un tutt' uno con nuove informazioni desunte da altre fonti, dopo averle confrontate, nel tentativo di dare un senso logico alla successione cronologica dei fatti, visto che anche su date e fatti scontati, spesso gli storici, anche i più "quotati", divergono clamorosamente, probabilmente anche a causa della differenza delle fonti consultate e dei documenti presi in esame. Sarebbe stato quindi problematico, se non addirittura in molti casi impossibile riportare singolarmente tutte le fonti. Si è quindi preferito redigere un elenco bibliografico complessivo, il più esaudiente possibile, anche se comunque non esaustivo al cento per cento.
..Il testo pubblicato nei "Quaderni arbëreshë" rappresenta una sezione delle sole notizie riferibili alla storia di Spezzano Albanese ("Spixana" in lingua arbëreshe) e del suo territorio, allargate ai fatti e ai personaggi del suo hinterland, inteso innanzitutto come spazio etnico, culturale e politico/sociale, piuttosto che come semplice area geografica. Esso è stato trattato da un lavoro più generale che riporta tutti gli avvenimenti di cui si sono potute reperire notizie storiche in base alle fonti elencate in bibliografia, riferite agli accadimenti succedutisi dal 1042 al 1983 nel Regno di Napoli e di Palermo e successivamente d' Italia, fino a comprendere l' ultimo periodo repubblicano.