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Prefazione
Ho letto avidamente i brevi racconti di Mario Caruso ( classe 1936) perché, pur condividendo da molti anni la sua sincera amicizia, non ero a conoscenza
di episodi della sua adolescenza.
I bambini di Spezzano Albanese conoscono Mario Caruso nel periodo natalizio
quando, vestito da Babbo Natale, distribuisce loro doni e carezze; oppure a
Carnevale lo vedono esibirsi mascherato in compagnia di amici assieme ai quali
fa ridere tutti per scenette comiche che improvvisa al momento.
Ma i bambini non sanno che Mario è stato bambino a sua volta, in un periodo difficile della storia d’ Italia, quando era in corso la terribile Seconda Guerra Mondiale (1939/ ’45) che ha seminato lutti, disastri e disperazione in tutto il mondo.
Anche quest’ angolo di Calabria è stato interessato dal conflitto, che è terminato agli inizi del settembre 1943, con ritirata dei nazisti e l’ arrivo degli Alleati.
Mario Caruso descrive degli eventi, che a qualcuno ora potranno sembrare banali
ma che sono invece rimasti impressi nella sua mente di bambino e che per anni
ha rivisto come
un film nei momenti di riflessione e solitudine.
Ed allora perché non mettere nero su bianco per raccontare una parte della propria vita, un
pezzo di storia del nostro paese?
Mario si è deciso così a narrare, per giorni, le proprie vicende vissute a Giuseppe Nociti, esperto e
colto bibliografo, che ha così trascritto in albanese ed in italiano scorrevole e gradevole ciò che gli veniva raccontato.
In questo modo è venuta fuori la biografia di un bambino che assiste da innocente spettatore, e
qualche volta da comprimario, alla tragedia che si svolgeva quotidianamente
attorno a lui e che in quel momento sconvolgeva la vita di milioni di persone,
bambini compresi, in altri luoghi.
I brevi racconti di Mario Caruso hanno come sottofondo la miseria e la guerra,
la vita difficile che si conduceva in un paesino calabro-albanese della prima
metà del secolo passato, le difficoltà dell’ amore materno a garantire la vita ai figli quando mancava l’ essenziale…
Tanti sono i personaggi citati da Mario: prima è la madre, la paziente e tenace Maria Francesca, il rifugiato albanese
Costantino, l
’ arciprete d. Ciccio Gullo, i vicini di casa, Giuseppe Novello, i soldati
italiani e tedeschi presenti nel paese, l’ anonimo medico ebreo del campo di concentramento di Ferramenti che gli salva la
vita
…
Passata la buriana della guerra, l’ Italia si avvia alla ricostruzione, Mario si ingegna in tante attività, infine lavora dignitosamente nella storica banca locale, mette su famiglia, da
sfogo alla sua passione, la cinematografia, partecipando come comprimario in
cortometraggi di un certo valore antropologico.
I racconti di vita dal bambino Mario Caruso, nonostante il triste leit motiv della guerra e della fame, sono un inno alla vita, un continuo incoraggiamento a
non arrendersi mai davanti alle difficoltà, un’ esortazione a attaccarsi ai valori sani dell’ onestà, del rispetto, della fratellanza…
Sono certo che queste brevi narrazioni di vita vissuta di un bambino, che si
svolgono in un periodo ormai lontano, susciteranno nel lettore il sentimento
della solidarietà perché, purtroppo, nel mondo ancora oggi ci sono guerre in cui i primi a soffrire sono
i più deboli e, fra questi, i bambini.
…Grazie Mario per questo opuscolo, grazie Mario soprattutto per la presenza nei
momenti lieti quando con le tue apparizioni comiche regali una carezza ed un
sorriso a tanti bambini.
Francesco Marchianò
Spezzano Albanese, 26 settembre 2008
Proprietà Letteraria riservata
Stampato e rilegato nell’ ottobre 2008
Legatoria Artigianale di Patitucci F.
Spezzano Albanese
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<< Indice >>
Inizio
La festa di Santa Lucia
A Pasqua
Come divenni “figlio della Lupa
Come fu che non potei più urinare
Una solenne sbornia
Il lardo
A pranzo da Filippo Barbati
Cartocci per il saccone
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2008©ByFranco Garofalo Communications
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