Mario Caruso
     La Vecchia E La Nuova Generazione


Attento osservatore del quotidiano, ormai da tempo, sta monitorando i momenti e le tradizioni più significative del nostro Paese, senza tralasciare il passato.
Il personaggio giusto al momento e nel posto giusto.
Per scoprire le tradizioni, gli usi ed i costumi della nostra comunità arbëresh, grazie a lui, i nostri figli potranno fare una semplice passeggiata nel passato.
Mario è un personaggio originalissimo.. per raccontare usa il linguaggio più universale che ci sia: l’ immagine; egli stesso, cammuffandosi e trasformandosi, riesce a rappresentare, con estrema naturalezza e grande maestria, i mestieri e le situazioni culturali più pregnanti della nostra comunità.
( Luigi F. Manna)

Mario Caruso







La Vecchia
                     E
                       La Nuova Generazione

Paradossalmente il suo punto forte è il non aver frequentato alcuna Accademia d’ Arte drammatica o Scuola di recitazione.
Ha mantenuto cosi - parliamo dell’ attore arbëresh Mario Caruso di Spezzano Albanese - quella autenticità popolare che affonda le radici nell’ antico e dignitoso ceppo di Skanderberg.
Un attore dai mille volti...
In mario Caruso rivivono i personaggi di una volta che la “moderna” società ha fatto scomparire...
Mille volti..una miriarde di maschere...
Maschere però umanizzate. Dietro di loro, infatti, emerge sempre, anche sotto i trucchi e i travestimenti più marcati, la bontà e l’ infinita umanità di Mario.
I personaggi integrati, sono trasgressivi al punto giusto: Lanciano, si è vero, messaggi morali, ma il linguaggio gestuale ed iconografico sà più di consiglio che di comando.
Il linguaggio verbale (a volte arbëresh e a volte calabrese) è essenziale e lapidario. I suoi personaggi, sono, però, effervescenti e coinvolgenti.
Il pubblico diventa, per incanto, anch’ esso attore. E, secondo le regole più consolidate e antiche del teatro popolare, si crea una felice intesa collaborativa che impone (piacevolmente) continue improvvisazioni.
Carnevali, feste di piazza.. sono i luoghi popolari e allo stesso tempo austeri in cui si materializza l’ arte di Caruso.
Non sono, però, mancate occasioni più “ autorevoli” (secondo i canoni comuni) come i palcoscenici o set televisivi, ma, ed è questa l’ originalità della sua arte in cui Mario Caruso è rimasto sempre autenticamente popolare e ..di piazza.
Caruso attore comico..ma si sà le etichette sono sempre riduttive. Sono comici, e quindi fanno ridere, i personaggi che interpreta, ma da un’ analisi più approfondita, emerge dagli stessi la problematicità di oggi, complessa da decifrare e difficile da risolvere, ma facilmente sublimabile con un sorriso e con una buona dose di ironia..
Mario Caruso è persona squisità ed è tutto questo...
Ed è forse qualcosa di più.
E’ in definitiva un Uomo, Un attore di questo tempo ma saldamente ancorato ad un passato e ad una peculiare realtà etnico-culturale i cui valori e le cui specificità vorrebbe riattivare..
Sa che la sua è una lotta contro i mulini a vento, ma non desiste. Ed è questa la sua forza e la sua poeticità.. (P. De Marco)

Una delle forme caratteriali più tipiche degli albanesi di Calabria è la loro proverbiale “gelosia” nel conservare le loro tradizioni popolari.
Uno dei cultori più attenti ed intraprendenti, molto conosciuto nel panorama delle comunità albanofone, è l’ attore Mario Caruso.
Mario Caruso, con le sue gang comiche, le sue mimiche, le sue maschere, i suoi originali costumi delizia gli spettatori ad ogni sua perfomance. La sua è una comicità che nasce dalla strada, il suo modo di presentarsi alla gente ci riporta a quel teatro di molti paesi della provincia. Gesti, a volte muti, che incollano all’ attenzione lo spettatore. La sua è una comicità spontanea, viva gestuale...
e appunto con la sua muta gestualità che Mario Caruso intrattiene la gente nelle varie manifestazioni folkloristiche che lo vedono protagonista. Lui imita personaggi popolari come il banditore, come il pastore di gregge, il contadino, il suonatore di organetti ed altri... Il suo più grande merito è quello di riportare indietro il tempo... a quelle sane radici popolari.
(Dalla Gazzetta del Sud: P. Diodati)
Mario Caruso è un attore spontaneo e il suo istinto recitativo esplode ogni volta che si presenta una occasione per manifestarsi. Nel suo paese d’ origine è conosciuto per il numero di maschere a cui ha dato vita con la sua naturale semplicità dei grandi talenti artistici, mentre il suo proscenio è la strada, il piccolo caffè di paese, la bottega dell’ artigiano, l’ ambiente più imprevedibile. Ad un istinto comico spontaneo si alternano con grande talento artistico la recitazione drammatica, che nel film di RAI 3“Storia di un emigrante” ha raggiunto il culmine del phatos recitativo, esprimendo interamente le angoscie e le sofferenze storiche dell’ emigrato meridionale.
Il  suo  tatto è  ad ogni maschera. Ultimamente ha trovato piena risonanza espressiva in una serie di ritratti che il pittore Nociti ha presentato in una recente peronale.
(Damiano Guagliardi)
Mario Caruso
Mario Caruso
                     Attore Nato

Autentica e genuina voce dell’ anima popolare, è nato attore.
Non proviene da studi accademici: l’ arte è nata viva dentro di lui: Il palcoscenico è la strada, la piazza, i caratteristici vialetti, le cantine, i lavori dei contadini. Egli possiede il “dono” di rappresentare la vasta galleria popolare cosi varia, diversa, colorita, contraddittoria, ma sempre reale, viva e palpitante. Proviene per natura ed istintiva vocazione dal teatro popolare; dialetto calabrese ed idioma locale spezzanese che è tra i più caratteristici e vivaci dell’ Arberia.
La spontanea e genuina vocazione all’ interpretazione di soggetti e personaggi si può riccolegare alla “commedia dell’ arte” in una rievocazione del ditirambo: un aggancio quindi al teatro greco-romano.Propone i personaggi nella loro umanità, nella loro richezza di sentimenti e di problemi, visti sempre con intima e commossa partecipazione, riuscendo ad impadronirsi dell’ autentica cultura popolare, non priva di quella semplice ed antica saggezza...
Mario Caruso
Mario Caruso
Mario Caruso
Mario Caruso
                  Attore Arbëresh dai mille volti
 Per Raccontare piccole storie

Si può definire attore dai mille volti Mario Caruso di Spezzano Albanese.
Volti che appartengono a personaggi con caratteristiche ben definite, che nascono da travestimenti spontanei e da situazioni improvvisate. Molte volte piccole storie umane, fatti realmente vissuti che mettono in luce, con comicità popolare, l’ironia della presunzione della gente, il sorriso che sminuisce la grande sofferenza, l’ umanità e la solidarietà della gente del sud.
Per le sue trasformazioni utilizza strumenti che riescono a fargli imitare perfettamente personaggi che esprimono sentimenti e storie del popolo calabrese: mantelli, capelli, parrucche, baffi finti, abiti sgualciti, cravatte...
L’ arte di Mario, però, non è  limitata al solo travestimento, ma si estende ad una serie di gesti: al modo di camminare, di gesticolare, di fare l’ inchino, di parlare in dialetto, ecc...
Con alcuni dei suoi personaggi, che appartengono alla memoria storica della comunità, riesce ad esaltare il grottesco.
La sua capacità comica diventa coinvolgente allorquando mette in scena il funerale di Carnevale, celebra il matrimonio di una prostituta, imita il pianto della vedova e si imporvvisa “ Jettabbannu”.
E chi gli sta vicino prende parte alle sue finzioni, diventando contemporaneamente attore protagonista.
Con altri, invece, inconsciamente, partecipa alle drammatiche vicende della vita umana. Esprime sentimenti, storie, bisogni, sofferenza, solidarietà.
Con la ricchezza espressiva e trasformistica della sua faccia e con un paio di baffi finti riesce a trasformarsi in diverse maschere. Diventa un gentile gentiluomo; un personaggio dannunziano pronto al suicidio per il tradimento di una donna; un addomesticatore di galline; un baffuto pescatore. Poi senza trucco e baffi diventa un contadino dallì espressione malinconica per sottolineare l’ amaro destino della gente del sud. Con un beretto, una cravatta di altri tempi e una camicia sgargiante, invece, si trasforma in uno dei tanti emigranti calabresi in giro per il mondo.
Le sue rappresentazioni, per lo più improvvisate, avvengono quasi sempre in piazza e in strada. La gente l’ attende e si rallegra, più o meno come attendeva e si rallegrava nel vedere arrivare il pazzariello napoletano rappresentato da Totò e da altri grandi attori del passato..........
(“La Provincia Cosentina” 2006- Gennaro De Cicco)


Spontaneità e semplicità
                   Nei personaggi di Mario Caruso

Pellerossa, curato o cowboy?
Mario Caruso per i vicoli e le strade di Spezzano Albanese si traveste da prete, da sposa.., da contadino,..e perchè no ? anche da arbitro di calcio.
Su Mario Caruso, sui suoi molteplici personaggi Damiano Guagliardi ha scritto un saggio - raccolta dove le invenzioni dell’ artista sono immortalate attraverso la fotografia e destinate così ad essere ricordate nel tempo.
Secondo Guagliardi i personaggi di Caruso sono ispirati allo jettabbannu, figura caratteristica che girava per le vie dei nostri paesi fino a qualche decina di anni fà.
I travestimenti di Caruso sono spontanei e ispirati alla fantasia, ricalcando la naturalezza dei movimenti che era propria dello jettabbannu riesce a disperdersi e a mescolarsi con la realtà del quotidiano.
Le scene,  come del resto i personaggi stessi, non sono stabili, sono sempre diverse e soprattutto naturali perchè il palcoscenico di Caruso è la strada, gli attori che recitano sono improvvisati: sono la  folla.
Da quì scaturisce la spontaneità e la semplicità che sono proprie del Caruso.
In Caruso c’è il rispetto per l’ uomo, per i suoi drammi, per le sue debolezze, per la gente, perchè l’ attore di Spezzano Albanese è egli stesso gente, è egli stesso uomo...; ecco perchè i suoi personaggi hanno sempre un pizzico di ironia e il sorriso sulle labbra.
Mario Caruso, dunque, uno, nessuno o centomila?
(“Prospettive” 1997 - E. Zaccaro)
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