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Questo volume in versi
arbëreshë, ritmicamente modulati, ha una valenza didattica, oltre che promozionale
e di tutela del territorio letto nel suo vissuto quotidiano, segno della
fusione nel tempo di modelli culturali, quello orientale e quello
occidentale.
Il lavoro, rivolto soprattutto
ai giovani, rientra in un progetto di valorizzazione di un patrimonio
culturale che ha una consistenza storica, che non va dispersa e va
difesa, perché parte integrante di un processo esistenziale.
E’ un contributo alla
conoscenza di una civiltà che affonda le sue radici nelle culture
mediterranee, che hanno aspetti orientali; alla riscoperta di una cultura
strettamente legata ad una identità religiosa di matrice bizantina. E’ un
percorso di conoscenza delle antiche tradizioni scomparse (pensiamo alla
“Messa dei buoi” ed all’ aratura del Campo della Madonna a Spezzano
Albanese) o tradizioni in via di estinzione e di quelle ancora oggi vive
all’ interno dei territori.
I versi viaggiano sui sentieri
della storia del popolo arbëresh, in un raccordo tra passato e presente,
in cui è palpabile il senso delle radici. E’ la memoria che racconta, o
meglio “canta”, a volte con sentimento nostalgico, il senso di
appartenenza , la gjitonia ) vicinato), che ancora oggi resiste a
distanza di cinque secoli di integrazioni etniche e trasformazioni
socio-urbanistiche.
La gjitonia, è il vicinato, non
solo lo spiazzo, lo spazio fisico antistante le abitazioni in cui si
snodano i rapporti comunitari, con le loro valenze di aggregazione e di
solidarietà, fortemente espressive: i riti religiosi della Settimana
Santa, le usanze legate a nascite, matrimoni e funerali, le feste del
Carnevale, con i suoi rituali culturali ancora intrisi di simbologie
pagane.
La gjitonia, come piazzetta,
spazio di partecipazione e incontro tra culture, metafora di dialogo. E’
l’ elemento di raccordo tra famiglia e comunità. Ed insieme alla “vatra”, il focolare domestico, ed
alla “vëllamia” il legame di
fratellanza che va al di là della stessa consanguineità, rappresenta,
rappresenta gli elementi fondanti dell’ identità arbëreshë.
Lo skarcopolli pa shpirt, il pupazzo di pezza senz’ anima, che
nei tempi antichi ci si scambiava a san Giovanni siglava un patto, creava
un legame affettivo sacrale: il comparaggio. Oggi, forse, i giovani
“internauti” avranno difficoltà a ricostruire tradizioni scomparse, a
coglierne il senso sacrale che avevano per le generazioni dei loro nonni,
ma certamente coglieranno il grande insegnamento del passato: il futuro si prepara conoscendo le
proprie radici. Le tradizioni popolari ed i beni culturali
arbëreshë vanno consociuti, tutelati e , soprattutto, comunicati.
Il lavoro della Basile s’ impernia su tradizioni
consolidate o su alcune rimaste solo nella memoria collettiva dei paesi
arbëreshë, pensiamo al rituale del pupazzo del giorno di San Giovanni, Skarcopolli Shën i Njanjit,
simbolo di comparaggio. Ma l’ anima è il canto in onore della Madonna
delle Grazie, patrona di Spezzano Albanese, Shën Mëria e Graxjes, un vero “canto corale” di commozione
gioiosa, di fede e devozione, di un popolo fiero delle sue origini.
Così, i paesi arbëreshë
continuano a raccontare storia, tradizioni, cultura.
Maria Zanoni
Antropologa
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