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NOTE BIOGRAFICHE
Anna Maria Basile ha due grandi
passioni: la famiglia e la poesia. Per amore della famiglia, ha chiuso in
un cassetto la sua Laurea in Giurisprudenza. Per amore della poesia,
soffre le solitudini di tutti i poeti e di tutti i tempi.
Ha pubblicato in poesia:
“Il mio paese – Katundit Tim” – (2004)
“Io, tu… noi” – Libroitaliano (2006)
“L’ ERBA DEL VICINO” – (2007)
“Skarcopolli – Il pupazzo senz’ anima” – (2008)
“Sa të ngjallmi tradita” tenere in vita le
tradizioni: è l’imperativo categorico nei lavori in versi di Anna Maria
Basile che riveste una notevole importanza linguistica, poetica, etno –
antropologica.
Donna sensibilissima e
riservata, dopo la laurea in Giurisprudenza, decide di dedicare la sua
vita alla poesia, come mezzo per trasmettere i valori sacrali della
famiglia, dell’ identità arbëreshë, della pace tra i popoli, del rispetto
della natura.
Studiosa della parlata “arbrisht”
di Spezzano Albanese, compone versi con la “sua” “Spixana te zëmëra”.
E nel cuore della poetessa, oltre all’ amore per il suo paese, c’ è il
forte desiderio di trasmettere alle nuove generazioni la storia delle
antiche ritualità popolari italo – albanesi e la lingua. Per contribuire
ad evitarne la scomparsa.
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Scrivere per il
piacere di farlo è il piacere di scrivere ciò che l’animo detta. L’ animo che non sa tacere ma non sa
neanche scrivere, chiede a me di farlo per decantare la bellezza della
luna quando, a forma di falce, brilla nel cielo stellato o quando, già
piena, si riflette sul mare e ne segue i movimenti delle onde come per
giocare con essa. Mi chiede di
scrivere ciò che il mare e un albero spoglio gli hanno confidato. E la penna scorre per scrivere ancora
di una foglia, di un nido, della morte, della grandezza divina, della
famiglia, di una tradizione, della vita. E in nome del rispetto per la vita
che mi sussurra le emozioni che prova quando guarda un passero
intirizzito o una lucertola che gode il calore dei raggi ancora tiepidi
dell’ autunno che ci prepara al freddo dell’ inverno quando il cielo non
riecheggerà più dello stridire delle rondini e l’ aria non ci inebrierà
più del profumo dell’ erba che
timidamente spunta in primavera. Non mi ha mai chiesto di parlare dell’
amore, ma mi ha chiesto di piantare un seme in ogni scritto nella
speranza che germogli per ridare vita alla stima ed al rispetto, unici
valori da cui può nascere l’ amore vero. Sono certa che l’ amore di cui tutti
parlano non nascerà fino a quando l’ uomo continuerà a vivere la sua vita
senza rendersi conto che c’ è un mondo che aspetta, oggi più che mai, di
essere scoperto e vissuto intensamente.
Anna Maria Basile
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Ha detto di Anna Maria
Basile il Prof. Francesco Marchiano:
“Carmina non dant panem”
recitavano gli antichi latini volendo significare che la poesia non offre
soddisfazioni materiali.
Quest’ assunto, così concepito, può essere valido per chi vive la
propria esistenza solo come mero appagamento dei bisogni immediati, ma
per chi, invece, vive la vita come gioia quotidiana, come consapevole
dovere, allora la poesia diventa spirituale.
Essa appaga, cosi, gli animi sensibili, descrive con grazia le
realtà materiali e spirituali, veicola i messaggi più intimi dell’animo
umano, ma anche ha il potere di denunciare con virgole ogni abuso, ogni
bruttura.
E’ il caso delle poesie di Anna
Maria Basile che descrivono vari aspetti della realtà la cui
sensibilità di sposa, madre, donna moderna ed impegnata coglie ed offre
al lettore di ogni età e condizione sociale.
Il suo verso, spontaneo e fluido, è rivolto a tutti perché
descrive le cose semplici della nostra quotidianità che, pur sembrandoci
banali, celano diversi significati che la signora Basile ci svela con
delicatezza e spesso con apparente ingenuità ma anche con fermezza ed
amarezza.
Ella è consapevole, infatti, che l’uomo è spesso indifferente alle
contraddizioni della realtà e non vede, o finge di non vedere, perché
preso dai moderni ritmi frenetici, il mondo che cambia in modo veloce ed
assurdo schiacciando senza pietà alcuna coloro che non hanno voce, la
Natura e le culture di antichi popoli.
L’ Autrice non a caso sceglie come lingua di comunicazione l’
arbëresht ( “la lingua degli Albanesi d’ Italia ), un idioma che va
scomparendo come le tradizioni del popolo Albanese d’ Italia. Alcune
poesie, infatti, descrivono la vita ed i ritmi del tempo che fu non
perché ella è presa da furori nostalgici ma perche vede il passato come
scrigno di valori oggi scomparsi: il senso della famiglia, la gjitonia (il vicinato), la religiosità popolare, il
rispetto, la riflessione,….
Questi aspetti sono ben descritti nelle sue poesie che, però,
lasciano trasparire un messaggio di speranza, un’ invocazione ad amare la
semplicità, a coltivare l’ amore e la pace fra i popoli, ad avere un
senso religioso, ad osservare e amare la Natura e le sue manifestazioni…
Anna Maria Basile, laureata in giurisprudenza, è la prima donna
che scrive e pubblica nella parlata arbëreshte
di Spezzano Albanese, un caso molto raro nella letteratura arbëreshe
se si eccettuano la poetessa popolare sandemetrese Maria Rosa Braile
(1894 – 1917) e le moderne Kate Zuccaio, Enza Scutari, Matilde Ferraro.
Francesco
Marchianò
Spezzano Albanese
lì, 10/08/2003
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